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Vannuzzu, Rusida, Priziusa e Cirina: messaggio da anima ad anima

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di Ciccio Schembari

Ah, cca! cavalle mie, coraggio che anche per oggi la giornata sta per finire. Il tempo è stato buono e di terra, oggi, ne abbiamo rivoltata tanta. A quest’ora Rusida, laggiù alla massaria, ha già messo la pentola sul fuoco. Ora sta lavando le bietole selvatiche e così la minestra di fave viene più dolce. Il mio destino è come quello delle bestie, ogni giorno la stessa minestra: fave per me e paglia per loro. Per loro c’è qualcosa di buono, un po’ di fieno e d’avena, nei periodi di maggior fatica; per me alle feste comandate. A Natale scanniamo il maiale e così nella minestra ci sarà, per qualche tempo, anche un pezzetto di lardo e si ha più piacere a mangiare. Anche a Rusida ci piace il lardo nella minestra. Quando Rusida è qui con me c’ho il cuore più allegro. Dopo la semina se ne torna in città, accanto ai figli che vanno a scuola. E io resto solo. Pazienza! Ma è meglio che coi figli ci stia la madre, che ci sa parlare meglio, soprattutto con la femmina. La grande, che studia da maestra. Anche il piccolo c’ha la testa buona e i professori dicono che può andare alle scuole alte e magari diventare dottore. Rusida li ha cresciuti educati e rispettosi i figli miei. Il maschio già potrebbe stare qua con me, mi darebbe un aiuto, mi farebbe compagnia. Gli insegnerei il mestiere, come fece la buonanima di mio padre con me. Ma promette bene alla scuola e si può costruire un futuro migliore, ché questo mestiere è duro e si guadagna poco. Pazienza anche se resto solo e non ci sarà più chi coltiva la terra. Non è più l’epoca di una volta e tante cose stanno cambiando!

Vannuzzu è al freddo e io qua vicino al fuoco. Le bietole sono pulite, li lascio in ammollo così va via tutta la terra e stasera la minestra di fave sarà più dolce e Vannuzzu sarà contento dopo una giornata di fatica. Buon marito mi è capitato, lavoratore e pensa solo alla famiglia. Se quest’anno il Signore ci dà la grazia e l’annata viene buona, ci compro sei paia di lenzuola e così la dote per la figlia è completa. L’anno prossimo si fa maestra e si può pensare a maritarla. C’è il figlio della comare, che studia da dottore. È un bravo figliolo. I ragazzi si fanno simpatia, hanno sempre cose da raccontarsi. La comare mi ha fatto capire che sarebbe contenta se l’affare si concludesse. Ora do da mangiare alle galline, che fra poco arriva Vannuzzu con le bestie e gli faccio trovare tutto pronto e la minestra calda. Ci scalda la pancia ed anche il cuore, la minetra. Ora, meschino, mi tocca lasciarlo solo per stare accanto ai figli. Dispiace anche a me stare sola, ché accanto a Vannuzzu mi sento una regina!

Poggia Priziusa, poggia che Cirina ti dà la spalla. Sta figlia l’hai fatta col cuore grande come il tuo. L’ho capito subito, da come ti ho visto entrare puledrina appresso a tua madre alla fiera di San Giovanni, di che pasta eri fatta. Ne abbiamo fatto di lavoro in questi venti anni! Mi ci sono sposato e ci ho cresciuto i figli. Benedetti i soldi che ho speso per comprarti, santa giumenta! Oggi abbiamo fatto un buon lavoro e, se il tempo si mantiene buono, con la giornata di domani finiamo la semina per quest’anno. Su coraggio, giumente mie, altre due tornate che stasera vi do una gamella di avena in più.

Ragusa, 20 dicembre 2008

Francesco Schembari

Pubblicato sul n. 42/2009 “Caro amico, ti scrivo. . .”della rivista on line www.operaincerta.it

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