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Solo per hobby

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Da oggi inizio questa avventura, per me del tutto nuova. Ho sempre amato scrivere, ma da qui a pubblicare qualcosa, non lo avrei immaginato … del resto pare che noi italiani siamo un popolo di scrittori; se di buona qualità è tutto da vedere.
Mi chiamo Teresalia e ho raggiunto quell’età che ormai è più prossima ai settanta che ai sessanta, mi fa un po’ effetto ammetterlo, perché gli anni scorrono inesorabili, nonostante noi, e ci ritroviamo a essere più vecchi di quello che ci sentiamo nello spirito, ma poi per fortuna gli acciacchi spesso giungono implacabili a riportarci alla realtà.
Sono calabrese di origine e per una serie di circostanze, che forse vi racconterò, da pochi anni vivo in Germania. Per molti anni la mia principale occupazione è stata quella di gestire un laboratorio artistico-artigianale di pittura su porcellana. Nato da un hobby che coltivavo nelle ore libere che mi lasciavano due bambini piccoli.
Questa passione per necessità è diventata una professione che con il tempo ha coinvolto anche la famiglia.
Ma ora vorrei entrare più nello specifico di questa pratica.
La pittura su porcellana è un’arte antichissima, nata in Oriente e poi diffusasi anche in Europa, e per un lungo periodo è stato il vanto di Case Reali e nobili, considerata l’oro bianco era simbolo di gran lusso … un po’ come oggi, sarebbe sfoggiare una Ferrari o un panfilo sulla Costa Smeralda.
In Italia la più rinomata fabbrica fu la Doccia-Ginori in seguito divenuta Richard-Ginori a Sesto Fiorentino, della quale ora, praticamente, rimane solo un museo.
Premetto che spesso facciamo l’errore di confondere la ceramica con la porcellana, ma detto in parole molto povere, la differenza è notevole soprattutto per chi la lavora. La ceramica è fatta essenzialmente di argilla, mentre la porcellana ha una notevole quantità di caolino. Il risultato finale è fondamentale perché, a differenza della ceramica, abbiamo un prodotto molto più duro e impermeabile, meno poroso, e di conseguenza con una resistenza maggiore delle caratteristiche ceramiche.
Ovviamente la procedura di pittura cambia se il prodotto è diverso, ma anche a seconda della fase di lavorazione in cui l’oggetto viene dipinto. La tecnica di cui mi sono occupata per più di trent’anni è stata la così detta “terzo fuoco”. Mi spiego meglio: solitamente, per lo più nelle grandi fabbriche di porcellane, gli oggetti vengono decorati (a mano o con decalcomanie apposite) nella seconda cottura degli oggetti, che vengono poi “vetrificati” cioè smaltati e poi ricotti. (quando parliamo di cotture si intende alte temperature che vanno dai 1300° a calare nelle successive fasi di lavorazione fino a 780°, a seconda dei colori che necessitano di differenti stadi di temperature).
Questo per spiegare che non si possono cuocere nel forno di casa, ma rigorosamente in forni “refrattari” che consentono fasi di pre-riscaldamento, cottura e raffreddamento… ma è più facile a farsi che a dirsi.
Nelle piccole botteghe invece per una questione di praticità, ma anche di unicità dei prodotti, si preferisce acquistare oggetti già smaltati e quindi decorare a terzo fuoco, cioè dopo che l’oggetto ha passato la seconda cottura con lo ha smaltato.

Alla fine degli anni 70, nel nord-Italia, vi erano delle persone che avevano acquisito quest’arte piuttosto rara e iniziavano a creare gruppi di donne e, raramente qualche uomo, che affascinati da questa tecnica frequentavano questi corsi privati, a volte anche serali per favorire chi lavorava o chi aveva altri impegni diurni

Solitamente questi “insegnanti” avevano anche un negozio in cui vendevano sia la porcellana bianca da decorare, materiale per la pittura e in più erano dotati di forni e cuocevano i pezzi degli allievi. Era una  nuovaprofessione che, involontariamente, diffondeva un pezzo di cultura.
Io frequentai uno di questi corsi, in provincia di Torino, da una brava maestra, avvocato, che in seguito a un lungo e forzato periodo di convalescenza imparò a dipingere la porcellana ed essendo nel momento giusto si dedicò all’allora redditizia e nuova attività.
Iniziai così a frequentare i corsi serali due volte alla settimana, e sempre di sera mi esercitavo … quando i piccoli dormivano, facevo tutto ciò con una costanza che non mi pesava, anzi mi gratificava. Vedevo dei risultati e, poiché le lezioni e il materiale erano piuttosto costosi, vendevo i miei lavoretti e sostenevo in parte le spese.
Così per una serie di circostanza, quando con la mia famiglia, ci trasferimmo in Calabria per un progetto che non andò in porto, decisi che avrei potuto provare ad aprire un piccolo laboratorio. Era un’impresa ardua  perché quest’arte era quasi sconosciuta in meridione, quindi bisognava sfondare il muro della diffidenza, ma ero sicura che prima o poi le persone avrebbero capito. Iniziai un nuovo cammino, armata di tanta pazienza e umiltà, anche se i momenti di scoraggiamento non sono mancati.
Ma ogni volta ripartivo da capo acquistando begli oggetti e decorandoli a mano o con decalcomanie di grande qualità, che spesso rifinivo con oro zecchino e platino, e personalizzandoli con iniziali. Insomma davo il massimo e i prezzi erano competitivi rispetto alle cose di serie che vedevo nelle vetrine chic della città…. e il tempo mi ha dato ragione.
Sicuramente andando su YouTube, si possono vedere tanti tutorial che illustrano questa tecnica, ognuno ha la sua, ma i risultati quasi sempre sono ottimi perché sono frutto di professionalità e quella tenacia che non deve mai mancare quando si vuole che i propri progetti si realizzino al meglio.
Ma una cosa che mi preme dire, soprattutto ai giovani, che desiderano avviare un’attività di qualunque tipo, è che non basta essere capaci di fare bene il lavoro per cui si investe, ma è fondamentale essere in grado di gestire un’attività a livello commerciale, informarsi sulle innumerevoli tasse che gravano sulle attività nel nostro Paese, essere attenti ai gusti delle persone a cui vogliamo destinare i prodotti, esserea aggiornatisulle leggi e sui rapporti con le banche, anche se si ha un commercialista. Diffidare delle facilitazionio dei contributi statali, informarsi bene…a volte quel “fondo perduto” nasconde insidie e responsabilità alle quali poi non si riesce a far fronte, nessuno regala niente, in qualche modo bisognas semprerestituire, meglio sapere prima il come.

Sicuramente se sono riuscita a portare avanti un’attività non è perché sono brava a dipingere, ma perché ho trasformato un hobby in attività, con l’attenzione alla clientela che doveva essere il tramite pubblicitario delle mie creazioni, alla cortesia anche quando qualcuno ti portava allo sfinimento psicologico, all’umiltà di provare nuove tecniche e linee e con l’aiuto prezioso di mio marito che prima di accettare facili crediti o sovvenzioni, ha sempre studiato attentamente ogni incartamento, anche col rischio di sembrare pignolo.
Oggi, a causa della crisi economica degli anni 2010, e secondo me mai finita, ho chiuso l’attività: ho un grande perché la voglia di arte che è dentro di me non posso arginarla. Quindi continuo a evolvermi, a imparare nuove forme di arte e artigianato, come l’acquarello e la creazione di gioielli, mi affaccio, nonostante l’età, all’affascinante quanto insidioso mondo di internet, la nuova piazza globale, dove puoi emergere come cadere nell’oblìo. In questo invidio i giovani che si muovono molto più disinvoltamente di me in questa jungla virtuale.

Se non vi ho annoiato molto proverei ancora a scrivervi di me, delle mie idee, esperienze e di tutte quelle quotidianità che fanno la vita.

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