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Ragusa, la scuola di teatro della compagnia Godot ai tempi del coronavirus

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Oggi, chiusi in casa. Come non mai, si sente il bisogno di arte, di storie raccontate, per cercare di trascorrere al meglio questo difficile periodo di emergenza sanitaria e di #Iorestoacasa. Così Vittorio Bonaccorso e Federica Bisegna, direttori artistici della Compagnia Godot, provano a raccontare il loro teatro ai tempi del coronavirus facendo nascere, anche grazie alle moderne tecnologie, una sala prove virtuale. “Ci siamo presi un po’ di tempo per metabolizzare la nostra condizione. È stato un vero trauma, eravamo all’inizio delle prove di Café Comique e ancora carichi per lo straordinario successo del Teatrino delle Meraviglie, in mezzo a tutti i nostri colori, la nostra confusione, i nostri ritmi deliranti e una compagnia ancora più numerosa. Nonostante le prime ansie per quello che stava accadendo abbiamo reagito. Ci siamo rimessi in scena, ma questa volta online. Abbiamo pensato ad una vera e propria sala prove virtuale. Non è certo l’ideale, è parecchio complicato, ma è l’unico modo per non disperdere una passione”, racconta Federica Bisegna.

Un taglio brutale e all’improvviso paura e incertezza. È questo il sentimento iniziale provato dai giovani attori e performers della compagnia, un sentimento condiviso in un unico comune denominatore ma che non ha fermato la voglia e la fame di teatro. “Stiamo cercando di tenere vivo il gruppo con delle prove online, le video chiamate attraverso l’app Zoom per incontrarci tutti insieme, sia con il gruppo Junior che Senior. Pur essendo tanti, possiamo fare un certo tipo di lavoro, di studio e approfondimento, anche se il contatto fisico e l’azione mancano tanto. Ma con questa metodologia 4.0 possiamo lavorare come fossimo realmente nella nostra sala prove, sperando di tornare a vederci realmente prima possibile”, spiega il regista Vittorio Bonaccorso.

Progettare e inventare quindi sono l’unica mossa per ripartire e andare avanti, tra testi teatrali, poesie e narrazioni di grandi autori ma anche la ricerca di nuovi linguaggi. Lo studio costante e la lettura sono del resto esercizi fondamentali per chi ha il teatro nel cuore. Coltivare le passioni di sempre possono far capire fino in fondo che cos’è essenziale, prendendo ciò che ci può essere di positivo in un momento così universalmente tragico. Federica e Vittorio in conclusione non si sbilanciano sui progetti futuri, ma sanno solo che insieme ai propri allievi stanno continuando a lavorare per tornare, non appena sarà possibile, sul palcoscenico e ad incontrare il pubblico. Ma come ci confidano il teatro ai tempi del coronavirus conserva al suo interno anche dolci sorprese. “Stiamo ricevendo tantissimi messaggi di affetto che non ci saremmo mai aspettati. Questo fa capire quanto il teatro manca. Coltiviamo il senso più profondo del necessario, e per chi ha la fortuna di fare il teatro o di frequentarlo, capisce che il teatro è un bene di prima necessità. Confidiamo nell’assalto ai teatri quando la tragica emergenza sarà finita, anche se con un metro di distanza”.

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