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Palermo, il film “Shadows” alla rassegna cinematografica “The Brass Group”

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“Il film che avete appena visto era un’improvvisazione” è quello che scrive lo stesso registra John Cassavetes, commentando la propria opera “Shadows” – Ombre. Una pellicola, che rappresenta l’inizio della rivoluzione cinematografica, intrisa di jazz non solo nella vicenda dei protagonisti, ma anche nello stile delle riprese, dei dialoghi e delle scene. Ancora un importante appuntamento dunque per la rassegna cinematografica realizzata dalla Fondazione The Brass Group, Jazz On Movie …& Altro, con la direzione artistica di Mario Bellone e presentazione, interventi e clip a cura di Gigi Razete. Con il nuovo anno, i riflettori della splendida cornice storica del Real Teatro Santa Cecilia, si accendono per il film Shadows di John Cassavetes, in programma giovedì 11 gennaio alle ore 20.30. Le “ombre” del titolo sono quelle di una generazione, la beat generation degli anni Cinquanta, che non è riuscita a trovare una propria identità nè un equilibrio ai problemi delle relazioni interraziali. L’opera di Cassavetes, pioniere del cinema indipendente americano del quale “Shadows” è considerato un vero shock e “una cascata d’acqua fresca”, è stato scelto per la conservazione del National Film Registry. Con Shadow la provocazione di Cassavetes consiste nel filmare la realtà così come è, nel suo dissennato accavallarsi di fatti e di episodi che non hanno a loro base alcun disegno funzionale al racconto, nè in sè alcun ordito finalistico o provvidenziale che sia, ma che sono invece semplicemente il regno della accidentalità e delle “ombre”, cosi’ come proprio nella vita reale accade. Mettere il racconto in secondo piano, anzi in nessun piano, significa per Cassavetes non solo improvvisare (senza alcuna sceneggiatura), ma soprattutto affidarsi alla verità delle emozioni che di volta in volta i fatti suscitano nei personaggi e per essi negli attori, che sono l’elemento più importante in un film, essendo ad essi che la storia si deve piegare e non viceversa. Polemizzando con i film “perfetti” di Hollywwod (suo bersaglio perpetuo), Cassavetes fa sua una polemica che e’ stata anche di Pasolini in Italia ed afferma: “Preferiamo film imperfetti, ma vivi a film falsi…Non vogliamo film rosei: li vogliamo del colore del sangue.” A sottolinerae il respiro pregnante del jazz provvede anche la colonna sonora, in parte composta dal contrabbassista Charles Mingus, un altro dei giganti del jazz che hanno scritto il proprio nome nell’albo d’oro del Brass Group.

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