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Le opere di Emanuele Diliberto da “Artetika 5 Vetrine sull’arte” a Palermo

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Visitare la sua personale è come fare il giro del mondo e acquisire le tante influenze artistiche presenti e provenienti nelle metropoli europee più frenetiche e artisticamente contaminanti. Un’occasione importante, quindi, quella che viene offerta dalla Galleria “Artetika  5 Vetrine sull’arte”, in via Noto 40, a Palermo, dove alle 19 di venerdì 13 dicembre si inaugura la personale di Emanuele Diliberto “Con Titolo”.

Circa 20 le opere, dipinte su carta e su tela, che la compongono, raccontando un viaggio che consentirà di scoprire il mondo di un artista che ha esposto in numerose gallerie di New York, Milano e non solo.

«La pittura di Nuele Diliberto – scrive nella sua critica Valentina Di Miceli – è un fuoco che vuol vivere. Nasce dalla visione che, da dentro, vuole tornare fuori attraverso la mano che conduce, con la forza di un vulcano, come lava che invade la superficie e si concretizza in colori e forme, in armonie musicali perfette. Solitamente, il suo fuoco ha bisogno di grandi superfici per essere interamente contenuto e diventare intimità. Come diceva Mark Rothko, “un quadro di grandi dimensioni provoca una transazione immediata che ingloba l’osservatore al suo interno”. Ed è veramente così, le linee nette come grafismi orientali, le forme aperte, le campiture accoglienti, uniti a “ironia, umorismo, effimero e qualche grammo di casuale”, contribuiscono ad aprirci le porte dell’opera di Nuele Diliberto, a introiettarci dentro senza filtri, senza mezze misure, noi col nostro corpo, il nostro tempo e la nostra anima, senza spiegazioni.

Questa volta, invece, è piccolo il formato delle sue opere, più raro, di carte e tele, momenti di pausa nell’incessante flusso lavico-creativo, in cui l’artista osserva al di fuori della propria esperienza, allontanandosi dal proprio centro e calibrandosi su un punto di vista diverso. «Rinunciando all’intimità che avvolge – aggiunge la Di Miceli -, egli ritrova la distanza che rende nitida la percezione, in cui gli stessi segni e le stesse cromie del quadro grande, qui, nel formato ridotto, svelano la loro epifania, il loro controllato sviluppo germinativo, come di faville saltellanti che aprono e chiudono il cerchio della composizione. Liberatosi dal peso di rappresentare la superficie del mondo (pur mantenendo viva e parallela la sua esilarante produzione di vignette satiriche), Nuele Diliberto ha davanti a sé una tela bianca, portatrice di infinite possibilità che si intrecceranno, via via, come trame di un canto. Il suo modello coincide con la totalità dell’esperienza umana, da dentro a fuori e viceversa, dal piccolo formato al grande, dal particolare all’universale, realizzando il proprio personale “ritratto di un’idea».

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