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Le “Ntuppatedde”: a Catania, una tradizione ancestrale per la festa di Sant’Agata

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Rivive in Sicilia un’antica tradizione: quella delle “NTUPPATEDDE”. Il 3 febbraio, ni giorni clou della festa in onore di Sant’Agata, sarò riproposta a Catania la trazione delle “ntuppatedde”. A passo di danza, alcune fanciulle biancovestite riproporranno momenti che sembrao sopiti dal tempo. L’ultima apparizione delle ntuppatedde si fa infatti risalire al 1868.
Si tratta di un workshop e performance a cura di Elena Rosa. Quale il significato?
Agata, santa e martire, pronta a farsi amputare le mammelle pur di sottrarsi al suo carnefice.. e le ‘Ntuppatedde, accanto a lei, fino alla metà dell’Ottocento: signore maritate o nubili che si mescolavano tra la folla dei devoti, travestite e irriconoscibili, potevano andare tra i cittadini, molestarli, toccarli, esigere regali, senza che i rispettivi padri o mariti potessero protestare… poi furono proibite e dimenticate, l’ultima apparsa nel 1868 fu cacciata via e insultata.

“Le Ntuppatedde – spiegano gli organizzatori – non vogliono farsi copia di una tradizione scomparsa, si fanno piuttosto manifestazione di un bisogno ancestrale. È il femminile che si libera in una festa gestita tutta al maschile. È la natura che fiorisce. È sovvertimento, azione estetica, dono, danza, festa.

La loro apparizione, nella mattina del 3 febbraio, fra la gente che segue il raduno delle candelore, innesca reazioni e relazionI che generano la natura stessa della performance: e allora danze, sorrisi, sventolare di garofani rossi, sbandare di candelore e strepitare d’ottoni di banda”.

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