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Il Brigante dell’Etna – PARTE 4 – L’evasione dal carcere

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Le pulizie, al carcere, li faceva donna Maria “à l’Argintera”, donna bellissima in gioventù, dai facili costumi e generosa con gli uomini, che man mano che passavano gli anni, si adattava a vivere alla meglio.

Il soprannome “à l’Argintera”, che nel tempo diventò una specie di cognome vero e proprio, tale da far dimenticare il suo cognome stesso, le derivava dal mestiere di suo padre, che faceva l’argentiere; ma non ci è dato sapere se vendesse argento, o argentava oggetti o eseguiva lavori di argento e mistura.

Il contrabbandiere capì che quella era la sua unica via di salvezza, la chiave di tutto in senso stretto e in senso lato.

Lui non era un bell’uomo, ma era un tipo passionale, sanguigno, dallo sguardo a volte sofferente, sguardo che colpiva le donne; aveva sui trent’anni, né troppo giovane né troppo maturo, per cui sapeva il fatto suo.

Lei aveva già superato la quarantina, e pur essendo stata una bella donna, incominciava lentamente a sfiorire, a decadere; era come si dice dalle nostre parti, “passata i levitu”, (passata di lievito, così come a volte diventa il pane) e la cosa più grave era che lei se ne rendeva conto, e questo le amareggiava la vita.

Egli, da buon psicologo qual’era, per natura sua, senza bisogno di studi, incominciava a tessere la sua tela; per questa volta la vedova nera era un uomo, cosa eccezionale in natura. La guardava con i suoi occhi saraceni, languidi e speranzosi, bugiardamente imploranti, o forse non troppo bugiardi, dato il luogo.

Donna Maria “a l’Argintera” era una donna, che poi, col passare degli anni, divenne leggendaria.

Sin da giovane incominciò ad essere buona di cuore, dapprima con persone altolocate, poi con piccoli e medi borghesi, ma mai col popolino.

Era molto amica dei giovani carabinieri che vivevano in caserma che per fortuna sua si avvicendavano spesso. Lei teneva casa e bottega non molto distante dalla caserma stessa. Riceveva in cambio dei suoi favori denaro e generi alimentari, non ultimi da sottovalutare, dati i tempi stretti.

Si raccontava che fosse una donna molto elegante; amava indossare una bellissima pelliccia, un cappellino rosso, molto oro da sembrare una spagnola, labbra truccate fortemente di rosso, con unghie delle mani e dei piedi (d’estate), pure tinte di rosso. Quando passava in piazza, raccontano tutt’ora i vecchi, tutti  gli  occhi  erano  puntati  su  di  lei,  come  obiettivi  di macchina fotografica, cercando di far rimanere impressa bene nella mente quell’immagine di donna fatale.

Era malvista dalle donne, specie quelle con i cui mariti era stata generosa. Lei sentiva questi sguardi inviperiti delle donne su di sé, le “jestime”-gastime –maledizioni- che le mandavano, tanto che, se avessero potuto ammazzarla senza subire condanna, lo avrebbero fatto ben volentieri. Ma di tutto questo lei si vendicò. L’occasione gliela diede lo sciopero che le donne del paese fecero, a motivo dell’acqua che scarseggiava, in quanto le file alla fontana all’Annunziata e al Piano delle Fontane erano interminabili e le quartare –brocche- rotte in testa fra le donne erano tante.

Allora donna Maria “à l’Argintera”, amica dei carabinieri, indicava ad essi come fosse una marescialla, quella  o quell’altra donna come partecipanti allo sciopero, sue nemiche per gli anzidetti mariti, anche se quelle, poverette, non erano apparse neanche sul “pisolo” –soglia- della porta.

Che poi oltretutto, non è che fu uno sciopero normale, organizzato -dalle donne sì, fra di loro, ma solo da loro stesse-, ma fu una vera e propria rivolta popolare; e quando queste rivolte vengono consumate dalle donne, spesse volte sono le più feroci. Difatti, come convenuto, le donne partirono dal quartiere Sciara e man mano che scendevano verso la piazza e poi verso il Comune e l’Ufficio Registro –scalpitìo di zoccoli sempre crescente, sembravano delle cavalle imbizzarrite- il fiume s’ingrossava. Carte, documenti e lo stesso quadro di Mussolini – il fatto successe durante il periodo fascista e per allora uno sciopero del genere era cosa grave- furono buttate sotto, nella piazza San Francesco di Paola, e date al fuoco.

E difatti furono in tante ad essere passate al carcere di Catania e vi stettero anche per un po’ di tempo; e donna Maria “à l’Argintera”, per qualche tempo, mangiò con la salvietta, come dicono qua i contadini.

Negli anni a venire (il carcere al Piano dei Cappuccini nel frattempo era stato abolito) donna Maria “a l’ Argintera” si adattò a tirare la vita facendo la “Maitresse”.

Si coltivò pure un giovane che tenne con sé finché gli anni glielo consentirono, poi tutto svanì. Nella vecchiaia non era più elegante come prima, perché i mezzi non glielo consentivano, ed era diventata un po’ patetica, come lo diventiamo tutti quando vogliamo conservare velleità giovanili. Si truccava pomposamente e vestiva stoffe dai colori sgargianti, vivaci, dove il rosso, che a lei piaceva tanto, era sempre presente e dominante. Erano dei vestiti fuori moda e di questo lei ne soffriva molto. Portava sempre con sé una grande, inconfondibile borsa per fare la spesa, di colore nero, di pelle o forse finta pelle; e sempre i grossi orecchini alla spagnola. Gli occhi neri sempre vivaci, indagatori, da attrice.

E quando alzava gli occhi al cielo diceva: “Fimmina onesta haja statu, ca a Madunnuzza u sapi” –femmina onesta sono stata, che  la  Madonna lo  sa-, e con  quella  espressione era difficile non crederle.

E quando le chiedevano gli anni, ne toglieva sempre dieci, perché lei, vecchia e sofferente di cuore, ancora cercava, cercava sempre…

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Il contrabbandiere, lavorando di sguardi e di sospiri, dopo giorni e giorni, capì che il momento era giunto.

Donna Maria “à l’Argintera”, nella sua mente, si ricordò di un vecchio detto:

“Cu hiavi la cugnintura e non s’inni servi, non trova cunfissuri chi l’assorvi” (chi ha l’occasione e non ne approfitta, non trova confessore che l’assolva) e pensava al padre Guardiano, lì vicino, che potesse rimproverarla per non aver  approfittato della situazione favorevole… sic!

Ma questo, io penso che, fosse un modo comodo di dire, di chi inventò questo proverbio. Così, un pomeriggio che don Peppino u Carzareri faceva il suo profondo pisolino, dopo aver mangiato ben bene e aver bevuto il vino della Timpa –che la famiglia di Ggiddiu gli elargiva “in petra” ed abbondante-, il contrabbandiere riuscì ad avvicinare donna Maria “à l’Argintera”, chiedendole un bicchiere d’acqua fresca, ma dicendole pure che di ben altra arsura soffriva.

Fu un tutt’uno, perché gli animi erano già pronti e l’intesa era completa, come se della cosa ne avessero parlato dettagliatamente; i siciliani non hanno bisogno di parlare, s’intendono con gli occhi. Lei entrò, dimenticando di chiudere la cella –era questo il prezzo che lei doveva pagare per spegnere la sua arsura e lo sapeva-, e poco dopo la lasciò stesa sul pavimento assopita e beata. Così la trovò don Peppino u Carzareri, quando si riebbe dal sonno e dal vino della Timpa; diede subito l’allarme, mandando ad avvisare i carabinieri, ma Ggiddiu era già svanito nel nulla, era diventato uccel di bosco; e proprio lì se n’era andato, perché era l’ambiente a lui più congeniale e che conosceva bene come le proprie tasche, anfratto per anfratto, grotta per grotta, albero per albero; era il suo habitat, la sua nicchia ecologica, dove poteva resistere per mesi e mesi, senza pane né acqua, e senza alcun problema; l’unica cosa di cui non poteva fare a meno erano gli zolfanelli per accendere il fuoco; il fuoco è tutto in montagna, ti serve per riscaldarti e per cucinare il cibo, ed anche per compagnia, per combattere la solitudine.

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About Author

Giovanni Sciara è nato a Linguaglossa(CT), un paesino alle falde dell’Etna. Compiuti gli studi regolari,emigra a Catania per gli studiare medicina. Si laurea in Medicina e Chirurgia. Attualmente vive a Linguaglossa. Ha pubblicato: “Sull’antico stemma della chiesa di sant’Egidio Abate in Linguaglossa”2005 con ‘Il mio libro.it “Nascita e morte del torrente Lavina”2006 con ‘Il mio libro.it “Padre Bicicletta e altri racconti”2007 ,con ‘Il mio libro.it -2009-“I monaci di Santu Stasi”,racconti,con la “Maremmi Editori” “Il brigante di Pietramarina” ,romanzo storico,con la Maremmi Editori” -“La grotta del fico nero”, romanzo,con la “Maremmi Editori” -Componimenti religiosi,d’amore e di sdegno dell’antica Linguaglossa 2012,con ‘Il mio libro.it -I Vecchio a Linguaglossa e a Castiglione di Sicilia 2013 con ‘Il mio libro.it “-La fabbrica delle ostie”,spaccato degli anni ’50 e ’60,un amarcod siciliano,tra ricordo e nostalgia 2014, con ‘Il mio libro.it --2016-“Il brigante di Pietramarina”con la casa editrice Aedobooks. --2016-“Il brigante dell’Etna”con la casa editrice Aedobooks. -- 2017-“I monaci di Santu Stasi” con l’Aracne editrice. La sua scrittura viene classificata nella corrente letteraria del realismo magico o più propriamente del realismo magico siciliano.Scrive spesso sul giornale “La Sicilia”. Suoi scritti sono stati tradotti e pubblicati negli Stati uniti d’America. I suoi racconti e romanzi sono quasi tutti ambientati a Linguaglossa, Castiglione di Sicilia, Savoca, Forza d’Agrò e paesi viciniori. Hanno parlato di lui: Sergio Bilotti, Enza Conti, Angelo Manitta, Prof. Girolamo Barletta, Prof. Salvatore Castorina Grasso Salina, Concita Lo Giudice-Venezuela, Turibio Venera-Parigi, Antonino Sellerio, Prof Gaetano Cipolla dell’University Saint John di New York, Vanessa Stieb scenografa al teatro Colòn di Buenos Aires,Prof.essa Silvana La Porta-Giornalista-; Emilia Giuliana Papa –giornalista-; Prof.Alfonso Campisi des Universitè de la Manoube –Tunisi, Président de l’AISLL; Prof.essa Lillyrose Veneziano Broccia,della University of Pennsylvania-Philadelphia ;la Mariani,scrittrice,ecc.ecc. .Articoli riferiti a lui sono stati scritti in varie riviste letterarie e giornali, come “Il Convivio”, trimestrale di Arte,Poesia, Cultura a cura dell’Accademia Internazionale “Il Convivio”, ”La Sicilia”, “Il Giornale di Sicilia” di Palermo,”Il Gazzettino di Giarre”ecc. -Ha fatto parte di giurie letterarie e teatrali. Lo scrittore Giovanni Sciara ha ottenuto notevoli riconoscimenti nazionali e internazionali: --2011 Premio Internazionale “Il Convivio” – Premio Speciale della Giuria, per il romanzo storico”Il brigante di Pietramarina” --2012 Premio Internazionale”Il Convivio” per il romanzo ”La grotta del fico nero” --2013 Primo Premio Nazionale “Angelo Musco”--Sezione Letteraria—per il romanzo storico “Il brigante di Pietramarina”. Giuria rappresentata dall’Università di Catania—Facoltà di Lettere e Filosofia. --2015 Finalista—solo due finalisti—al Premio Nazionale “Angelo Musco”Sezione Letteraria. Giuria rappresentata dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania,con l’opera “I monaci di Santu Stasi”. -E’ PRESENTE NEL DIZIONARIO BIOBIBLIOGRAFICO DEGLI AUTORI SICILIANI TRA OTTOCENTO E NOVECENTO.. -DAL NOVEMBRE 2016 FACENTE PARTE DEL COMITATO D’ONORE CANDIDATURA UNESCO PER LA REGIONE SICILIA . --2016 PUBBLICA CON LA CASA EDITRICE AEDOBOOKS DI ROBERTO TOMASSI”IL BRIGANTE DELL’ETNA”. ---2016 PREMIO INTERNAZIONALE MICHELANGELO BUONARROTI—SEZIONE “D” NARRATIVA, CON “I MONACI DI SANTU STASI”:”DIPLOMA D’ONORE CON MENZIONE D’ENCOMIO”. --2017 VINCITORE DEL PREMIO LETTERARIO “ GIOVANNI PASCOLI”,ASSEGNATO DALL’A.I.A.M.(ACCADEMIA INTERNAZIONALE D’ARTE MODERNA ROMA-PRESSO UNIVERSITÀ VALDESE CON IL ROMANZO: “IL BRIGANTE DELL’ETNA”,CASA EDITRICE “AEDOBOOKS, DI ROBERTO TOMASSI,PRIMO PREMIO ,MEDAGLIA D’ORO ,PER LA NARRATIVA EDITA.PARTECIPANTI 95. 2017 SOCIO ONORARIO “UNIONE CANTASTORIE”( STORYTELLERS UNION IN THE WORLD”). -OPINIONISTA DEL GIORNALE “LA SICILIA” --2017 RIPUBBLICA CON L’ARACNE EDITRICE DI GIOACCHINO ONORATI “I MONACI DI SANTU STASI” -- DICEMBRE 2017 PUBBLICA CON LA CASA EDITRICE ERACLE “LA BARONESSA DI GIBILROSSA” ---GENNAIO 2018 VIENE SEGNALATO AL PREMIO “ANGELO MUSCO “ PER LA SEZIONE LETTERARIA, PER IL ROMANZO EDITO,”LA BARONESSA DI GIBILROSSA”,GIURIA DELLA FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOSOFIA DELL’UNIVERSITÀ DI CATANIA,PROF.TROPEA,PROF.CRISTALDI ECC. ---GENNAIO 2018 PRIMO PREMIO METAUROS 2018 ,UNIVERSITÀ PONTI, PER IL ROMANZO STORICO “LA BARONESSA DI GIBILROSSA”.PRESIDENTE PROF.GIUSEPPE TASSONE. - 2018 PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE ,PREMIO ASSOLUTO “GIOSUÈ CARDUCCI”AIAM ROMA, PER IL ROMANZO “LA BARONESSA DI GIBILROSSA” - 2018 PUBBLICA CON LA LINK EDIZIONI IL ROMANZO “GLI AMICI DI ROMA” - 2018 PREMIO INTERNAZIONALE PROSERPINA,SEZIONE CULTURA, ASSEGNATO AI SICILIANI CHE SI SONO DISTINTI NEL MONDO.

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