fbpx

Il Brigante dell’Etna – PARTE 3 – Il carcere

0

Ma il carcere, lì a due passi da casa, era un po’ come gli arresti domiciliari. E Ggiddiu per non dare “sazio” cantava a squarciagola: «Cu dici ca lu carceri è galera, a mia mi pari na villiggiatura» Aveva pure il conforto dei monaci Cappuccini, che l’avevano tirato su sin da bambino con tanto affetto, a due passi da quella chiesa dove dietro la porta esposta ad est aveva riparato venti di tramontana e preso tanto sole; e dove aveva mangiato tanto pane casereccio e tanto salame che sottraeva in modo abile facendo credere che fossero i topi.

E qui è d’obbligo raccontare l’episodio del salame. Come anzidetto, loro allevavano due-tre maiali l’anno, di cui, oltre a consumarne una minima parte fresca, preparavano, per l’inverno, salame, soppressata, “frittuli”, “zzirinculi” e non buttavano neanche le ossa perché li mettevano sotto sale, in modo che si conservassero; questi li bollivano assieme alle lenticchie, ai fagioli, arricchendoli di sapore e di sostanza. In questo modo i contadini superavano i lunghi inverni (bisognerebbe fare un monumento al maiale e anche all’asino, per il bene che hanno fatto ai contadini). Ora, Ggiddiu, ragazzino, che faceva? Saliva nella “pagliarera”, accostava una balla di paglia sotto i capi di salame e soppressata, ne tagliava un bel pezzo e tirava, con le unghie, i pezzettini di grasso, facendo così capire che fossero i topi. Spostava nuovamente le balle di paglia e se ne andava a mangiare, beatamente, dietro la porta dei Cappuccini.

E’ da dire, che una volta, il pane e tutto il resto, si teneva in una cassa, chiusa a chiave, tenuta in tasca dalla padrona di casa; per cui se ci si voleva riempire la pancia, ci si doveva industriare; e Ggiddiu ci riusciva molto bene.

Il padre ci perdeva la testa, non potendosi capacitare, pensava che fossero i topi, ma non riusciva a capire come questi potessero arrivare lì sopra, in quanto sopra i capi di salame c’era messa della latta di zinco, a mò di cappello cinese, in modo tale che i topi, anche se ci arrivavano dal colmo, sarebbero scivolati senza così poter mangiare il salame.

Credeva anche ai folletti, di cui ogni tanto ne sognava due: uno con la coppola rossa che gli diceva: “O mori, o mori!”- O muori, o muori – e un altro con la coppola bianca che invece lo incoraggiava, dicendogli: “Datti aiutu ca tu campi” –Datti aiuto che vivrai. Ma un giorno, il vecchio padre, andando dallo “nzetta cosi,” -indovino- del cui culto era un patito (anche da vecchio partiva con i carrettieri per paesi forestieri per consultarsi e farsi indovinare la fortuna), scoprì la verità.

“U ‘nzetta cosi” gli disse che aveva in casa un topolino con dieci dita. Così, suo padre, si nascose un giorno nella pagliarera e assistette esterrefatto a tutto questo marchingegno, ma non lo picchiò, perché uomo buono era.

—————————————————–

S’informava, Ggiddiu, da don Peppino u Carzareri, a che punto era la prigionia e questa litania era un giorno si e uno no. Don Peppino assicurava, dal canto suo, che tutto sarebbe finito al più presto, essendo questo un contrabbando che lui aveva fatto, in stato di necessità, insomma, per sfamare la sua famiglia. Non era un contrabbando organizzato come alcuni facevano in grande stile, con carretti e camion soprattutto, specie nel palermitano e nel trapanese. Ma della matassa non si vedeva il bandolo. E poi la spesa arrivava da casa sua: pane caldo di forno, salame, soppressata, qualche pezzo di pecora al sugo, frutta in abbondanza, formaggio pecorino, verdura cotta e vino della   Timpa;   mangiava    Ggiddieddu   e    mangiava    don Pippineddu con la sua famiglia.

E come poteva farlo uscire da quel carcere, con tutto quel ben di Dio che arrivava; anzi, questo, era un motivo in più per trattenerlo, e Ggiddiu e la sua famiglia non ci avevano badato che invece di fare bene facevano male.

Così, il contrabbandiere, marciva, si fa per dire, in quella galera, e non c’era modo di venirne fuori; così, negli ultimi tempi, si era un po’ depresso e stava spesso con la testa fra le mani, ma pensa oggi e pensa domani, stava trovando la soluzione del suo caso.

Share.

About Author

Giovanni Sciara è nato a Linguaglossa(CT), un paesino alle falde dell’Etna. Compiuti gli studi regolari,emigra a Catania per gli studiare medicina. Si laurea in Medicina e Chirurgia. Attualmente vive a Linguaglossa. Ha pubblicato: “Sull’antico stemma della chiesa di sant’Egidio Abate in Linguaglossa”2005 con ‘Il mio libro.it “Nascita e morte del torrente Lavina”2006 con ‘Il mio libro.it “Padre Bicicletta e altri racconti”2007 ,con ‘Il mio libro.it -2009-“I monaci di Santu Stasi”,racconti,con la “Maremmi Editori” “Il brigante di Pietramarina” ,romanzo storico,con la Maremmi Editori” -“La grotta del fico nero”, romanzo,con la “Maremmi Editori” -Componimenti religiosi,d’amore e di sdegno dell’antica Linguaglossa 2012,con ‘Il mio libro.it -I Vecchio a Linguaglossa e a Castiglione di Sicilia 2013 con ‘Il mio libro.it “-La fabbrica delle ostie”,spaccato degli anni ’50 e ’60,un amarcod siciliano,tra ricordo e nostalgia 2014, con ‘Il mio libro.it --2016-“Il brigante di Pietramarina”con la casa editrice Aedobooks. --2016-“Il brigante dell’Etna”con la casa editrice Aedobooks. -- 2017-“I monaci di Santu Stasi” con l’Aracne editrice. La sua scrittura viene classificata nella corrente letteraria del realismo magico o più propriamente del realismo magico siciliano.Scrive spesso sul giornale “La Sicilia”. Suoi scritti sono stati tradotti e pubblicati negli Stati uniti d’America. I suoi racconti e romanzi sono quasi tutti ambientati a Linguaglossa, Castiglione di Sicilia, Savoca, Forza d’Agrò e paesi viciniori. Hanno parlato di lui: Sergio Bilotti, Enza Conti, Angelo Manitta, Prof. Girolamo Barletta, Prof. Salvatore Castorina Grasso Salina, Concita Lo Giudice-Venezuela, Turibio Venera-Parigi, Antonino Sellerio, Prof Gaetano Cipolla dell’University Saint John di New York, Vanessa Stieb scenografa al teatro Colòn di Buenos Aires,Prof.essa Silvana La Porta-Giornalista-; Emilia Giuliana Papa –giornalista-; Prof.Alfonso Campisi des Universitè de la Manoube –Tunisi, Président de l’AISLL; Prof.essa Lillyrose Veneziano Broccia,della University of Pennsylvania-Philadelphia ;la Mariani,scrittrice,ecc.ecc. .Articoli riferiti a lui sono stati scritti in varie riviste letterarie e giornali, come “Il Convivio”, trimestrale di Arte,Poesia, Cultura a cura dell’Accademia Internazionale “Il Convivio”, ”La Sicilia”, “Il Giornale di Sicilia” di Palermo,”Il Gazzettino di Giarre”ecc. -Ha fatto parte di giurie letterarie e teatrali. Lo scrittore Giovanni Sciara ha ottenuto notevoli riconoscimenti nazionali e internazionali: --2011 Premio Internazionale “Il Convivio” – Premio Speciale della Giuria, per il romanzo storico”Il brigante di Pietramarina” --2012 Premio Internazionale”Il Convivio” per il romanzo ”La grotta del fico nero” --2013 Primo Premio Nazionale “Angelo Musco”--Sezione Letteraria—per il romanzo storico “Il brigante di Pietramarina”. Giuria rappresentata dall’Università di Catania—Facoltà di Lettere e Filosofia. --2015 Finalista—solo due finalisti—al Premio Nazionale “Angelo Musco”Sezione Letteraria. Giuria rappresentata dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania,con l’opera “I monaci di Santu Stasi”. -E’ PRESENTE NEL DIZIONARIO BIOBIBLIOGRAFICO DEGLI AUTORI SICILIANI TRA OTTOCENTO E NOVECENTO.. -DAL NOVEMBRE 2016 FACENTE PARTE DEL COMITATO D’ONORE CANDIDATURA UNESCO PER LA REGIONE SICILIA . --2016 PUBBLICA CON LA CASA EDITRICE AEDOBOOKS DI ROBERTO TOMASSI”IL BRIGANTE DELL’ETNA”. ---2016 PREMIO INTERNAZIONALE MICHELANGELO BUONARROTI—SEZIONE “D” NARRATIVA, CON “I MONACI DI SANTU STASI”:”DIPLOMA D’ONORE CON MENZIONE D’ENCOMIO”. --2017 VINCITORE DEL PREMIO LETTERARIO “ GIOVANNI PASCOLI”,ASSEGNATO DALL’A.I.A.M.(ACCADEMIA INTERNAZIONALE D’ARTE MODERNA ROMA-PRESSO UNIVERSITÀ VALDESE CON IL ROMANZO: “IL BRIGANTE DELL’ETNA”,CASA EDITRICE “AEDOBOOKS, DI ROBERTO TOMASSI,PRIMO PREMIO ,MEDAGLIA D’ORO ,PER LA NARRATIVA EDITA.PARTECIPANTI 95. 2017 SOCIO ONORARIO “UNIONE CANTASTORIE”( STORYTELLERS UNION IN THE WORLD”). -OPINIONISTA DEL GIORNALE “LA SICILIA” --2017 RIPUBBLICA CON L’ARACNE EDITRICE DI GIOACCHINO ONORATI “I MONACI DI SANTU STASI” -- DICEMBRE 2017 PUBBLICA CON LA CASA EDITRICE ERACLE “LA BARONESSA DI GIBILROSSA” ---GENNAIO 2018 VIENE SEGNALATO AL PREMIO “ANGELO MUSCO “ PER LA SEZIONE LETTERARIA, PER IL ROMANZO EDITO,”LA BARONESSA DI GIBILROSSA”,GIURIA DELLA FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOSOFIA DELL’UNIVERSITÀ DI CATANIA,PROF.TROPEA,PROF.CRISTALDI ECC. ---GENNAIO 2018 PRIMO PREMIO METAUROS 2018 ,UNIVERSITÀ PONTI, PER IL ROMANZO STORICO “LA BARONESSA DI GIBILROSSA”.PRESIDENTE PROF.GIUSEPPE TASSONE. - 2018 PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE ,PREMIO ASSOLUTO “GIOSUÈ CARDUCCI”AIAM ROMA, PER IL ROMANZO “LA BARONESSA DI GIBILROSSA” - 2018 PUBBLICA CON LA LINK EDIZIONI IL ROMANZO “GLI AMICI DI ROMA” - 2018 PREMIO INTERNAZIONALE PROSERPINA,SEZIONE CULTURA, ASSEGNATO AI SICILIANI CHE SI SONO DISTINTI NEL MONDO.

Comments are closed.