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Il Brigante dell’Etna – PARTE 2 – La latitanza in casa

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Don Peppino u Carzareri, custode del carcere ai Cappuccini, sapeva il fatto suo; sapeva che ogni cane prima o poi torna alla “mannura” – all’ovile – e qui il vecchio detto: «Fui, fui, ca ccà t’aspettu» -fuggi fuggi che qui t’aspetto- ed anche «Fui cani, ca a mannura t’aspettu» -fuggi cane che all’ovile t’aspetto.

Sapeva che Ggiddiu prima o poi sarebbe tornato, tosto prima che poi e non ci dormiva la notte, nel senso vero, però; si appostava ogni notte dietro la porta del carcere, all’impiedi, tutta la notte, guardando dallo spioncino, finchè una notte vide una figura, che veniva dalla zona della “Manedda ‘O mutu”, e che, sebbene travisata, doveva essere quella di  Ggiddiu. Don Peppino era in fregola, non stette più nei suoi  panni. Ancora col buio, di buon mattino, andò dai carabinieri e in fretta e furia furono alla casa di Ggiddiu.

Tre colpi alla porta che sembrarono colpi di cannone, soprattutto per Ggiddiu, che trasalì e diventò in viso bianco come un morto. Mandarono ad aprire la porta, la sorella più grande, Rosa, che sebbene macrocefala dalla nascita, aveva, un po’ come tutte queste persone, un residuo di furbizia che il buon Dio lascia a tutti loro per potersi guardare dalla mala gente;  gridò  a  forte  voce:  «Matritta,  i  carabbineri!  Chi,  a Ggiddiu  circati?  No,  Ggiddiu  non  c’è,  non  s’ha  vistu.»  I gendarmi  perquisirono  tutta  la  casa,  ma  a  Ggiddiu  non  lo trovarono. Sconfitti,  dopo circa un’ora, se ne  andarono via cheti cheti, con la coda in mezzo alle gambe, come il cane quando  viene  bastonato.  Nel  trambusto  neanche  i  familiari s’accorsero dov’era andato a finire Ggiddiu. Sotto il letto non c’era e qui i gendarmi l’ avevano cercato; nel mezzano non c’era; nella pagliarera non c’era, al che si preoccuparono anche loro. Ad un certo punto si sentì una voce cavernosa, ma non molto forte, come se provenisse dall’oltretomba: «Rosa a a, … Rosa a a…» «Morti subbitania!», esclamò Rosa impaurita, «mi facisti scantari» -morte subitanea, mi hai fatto impaurire-

Ggiddiu, in un lampo, si era ricordato degli scherzi che faceva quand’era ragazzino, alla sorella Rosa, macrocefala, andandosi a nascondere nella botte vuota entrando dalla portella, ovviamente e richiudendola per non essere scoperto; da lì dentro si divertiva, parlando come il Padreterno quando assegnò le tavole a Mosè sul monte Sinai, facendola enormemente spaventare. A chi non è avvezzo di botti e di cantine, questa può sembrare un’operazione impossibile.

Io ricordo che Don Alfio “u fizzaru” – don Alfio Franco, il fecciaio originario da Randazzo, che ci curava le botti, pur essendo robusto, riusciva ad entrare nella botte, di fianco, con movimenti di torsione e spingendosi con i piedi, per raschiare bene la botte dal tartaro, che poi asciugava al sole e vendeva. Don Alfio diceva che passando la testa passavano pure le spalle ed il bacino, e così era. Raccontavano i vecchi che il Piano Cappuccini, un tempo, oltre che dalle “ghianchi” –tronchi- di don Emanuele Gangemi, (dove, dietro esse, la gente andava a fare il proprio bisogno, perché quasi nessuno aveva il bagno in casa), era ampiamente occupato da sacchi di juta su cui era sparsa la feccia da asciugare al sole.

Ma don Peppino u Carzareri non si rassegnava, e fece qualche altra sortita che andò pure a vuoto. Riuscì indi a corrompere un vicino –i vicini sanno tutto perché tutto ascoltano- se questi sapesse qualcosa, e il vicino cantò per una semplice mangiata di pasta –una moneta da cinque lire che don Peppino gli mise nella tasca; ma allora la fame era tanta- Questa volta don Peppino ci andò tranquillo, assieme ai gendarmi, e recatosi in cantina, battè con le nocche delle dita le varie botti, fin quando trovò quella “sua” che sentì vuota. “Ggiddiu, nesci, u sacciu ca si ddocu” – Egidio, esci, lo so che sei lì-, ma Ggiddiu  muto come un pesce nell’acqua, non fiatava.

Ma Ggiddiu, sebbene muto come un pesce, pesce non era e dato che don Peppino era certo della cosa, pensò bene di riempire la botte piena d’acqua: così, passando la quartara di mano in mano, la buttavano nella “manica” come se fosse mosto, ma non si gridava qui: “A mmunnu di Ddiu, e di Maria, e tutti i santi ‘ncupagnia”… e quattro Barbara e cincu Nicola, o tridici Lucia e o vinticincu lu veru Misia – Messia ecc., perché gioia non ce n’era per nessuno, né per il contrabbandiere né per don Peppino u Carzareri, il quale, oltretutto, essendo amico di famiglia, non ci “risiedeva” la faccia, ma nulla poteva fare, era il suo mestiere. Infine Ggiddiu dovette arrendersi: “Basta, basta, che così affogo”, disse con voce cavernosa.

Tolsero la  portella  e  l’acqua rovinò  per  terra,  allagando la cantina; era acqua preziosa della cisterna di casa, che sarebbe venuta a mancare nell’estate; anche questo era un danno, per allora. Il contrabbandiere, operando in senso inverso, uscendo prima i piedi, uscì dalla botte, sconfitto, a capo chino.  Ci rimase male, Ggiddiu, della “visita” di Don Peppino un Carzareri.

Egli pretendeva, da buon siciliano, che ha un concetto del tutto particolare della legge, della giustizia e dello Stato, che don Peppino, essendo amico di famiglia, una soffiata gliela doveva fare, un avvertimento, un “taliiti i roti”, glielo doveva dire! Questo risentimento gli rimase per sempre e per lo stesso modo di pensare, quando un suo carissimo amico si  arruolò nell’Arma Benemerita, egli  ruppe  drasticamente quell’amicizia, spiegando all’amico che ormai loro erano incompatibili, perché lui aveva una mentalità diversa (ed una attività opposta, aggiungerei io).

Questo, purtroppo, il sentire del siciliano.

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About Author

Giovanni Sciara è nato a Linguaglossa(CT), un paesino alle falde dell’Etna. Compiuti gli studi regolari,emigra a Catania per gli studiare medicina. Si laurea in Medicina e Chirurgia. Attualmente vive a Linguaglossa. Ha pubblicato: “Sull’antico stemma della chiesa di sant’Egidio Abate in Linguaglossa”2005 con ‘Il mio libro.it “Nascita e morte del torrente Lavina”2006 con ‘Il mio libro.it “Padre Bicicletta e altri racconti”2007 ,con ‘Il mio libro.it -2009-“I monaci di Santu Stasi”,racconti,con la “Maremmi Editori” “Il brigante di Pietramarina” ,romanzo storico,con la Maremmi Editori” -“La grotta del fico nero”, romanzo,con la “Maremmi Editori” -Componimenti religiosi,d’amore e di sdegno dell’antica Linguaglossa 2012,con ‘Il mio libro.it -I Vecchio a Linguaglossa e a Castiglione di Sicilia 2013 con ‘Il mio libro.it “-La fabbrica delle ostie”,spaccato degli anni ’50 e ’60,un amarcod siciliano,tra ricordo e nostalgia 2014, con ‘Il mio libro.it --2016-“Il brigante di Pietramarina”con la casa editrice Aedobooks. --2016-“Il brigante dell’Etna”con la casa editrice Aedobooks. -- 2017-“I monaci di Santu Stasi” con l’Aracne editrice. La sua scrittura viene classificata nella corrente letteraria del realismo magico o più propriamente del realismo magico siciliano.Scrive spesso sul giornale “La Sicilia”. Suoi scritti sono stati tradotti e pubblicati negli Stati uniti d’America. I suoi racconti e romanzi sono quasi tutti ambientati a Linguaglossa, Castiglione di Sicilia, Savoca, Forza d’Agrò e paesi viciniori. Hanno parlato di lui: Sergio Bilotti, Enza Conti, Angelo Manitta, Prof. Girolamo Barletta, Prof. Salvatore Castorina Grasso Salina, Concita Lo Giudice-Venezuela, Turibio Venera-Parigi, Antonino Sellerio, Prof Gaetano Cipolla dell’University Saint John di New York, Vanessa Stieb scenografa al teatro Colòn di Buenos Aires,Prof.essa Silvana La Porta-Giornalista-; Emilia Giuliana Papa –giornalista-; Prof.Alfonso Campisi des Universitè de la Manoube –Tunisi, Président de l’AISLL; Prof.essa Lillyrose Veneziano Broccia,della University of Pennsylvania-Philadelphia ;la Mariani,scrittrice,ecc.ecc. .Articoli riferiti a lui sono stati scritti in varie riviste letterarie e giornali, come “Il Convivio”, trimestrale di Arte,Poesia, Cultura a cura dell’Accademia Internazionale “Il Convivio”, ”La Sicilia”, “Il Giornale di Sicilia” di Palermo,”Il Gazzettino di Giarre”ecc. -Ha fatto parte di giurie letterarie e teatrali. Lo scrittore Giovanni Sciara ha ottenuto notevoli riconoscimenti nazionali e internazionali: --2011 Premio Internazionale “Il Convivio” – Premio Speciale della Giuria, per il romanzo storico”Il brigante di Pietramarina” --2012 Premio Internazionale”Il Convivio” per il romanzo ”La grotta del fico nero” --2013 Primo Premio Nazionale “Angelo Musco”--Sezione Letteraria—per il romanzo storico “Il brigante di Pietramarina”. Giuria rappresentata dall’Università di Catania—Facoltà di Lettere e Filosofia. --2015 Finalista—solo due finalisti—al Premio Nazionale “Angelo Musco”Sezione Letteraria. Giuria rappresentata dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania,con l’opera “I monaci di Santu Stasi”. -E’ PRESENTE NEL DIZIONARIO BIOBIBLIOGRAFICO DEGLI AUTORI SICILIANI TRA OTTOCENTO E NOVECENTO.. -DAL NOVEMBRE 2016 FACENTE PARTE DEL COMITATO D’ONORE CANDIDATURA UNESCO PER LA REGIONE SICILIA . --2016 PUBBLICA CON LA CASA EDITRICE AEDOBOOKS DI ROBERTO TOMASSI”IL BRIGANTE DELL’ETNA”. ---2016 PREMIO INTERNAZIONALE MICHELANGELO BUONARROTI—SEZIONE “D” NARRATIVA, CON “I MONACI DI SANTU STASI”:”DIPLOMA D’ONORE CON MENZIONE D’ENCOMIO”. --2017 VINCITORE DEL PREMIO LETTERARIO “ GIOVANNI PASCOLI”,ASSEGNATO DALL’A.I.A.M.(ACCADEMIA INTERNAZIONALE D’ARTE MODERNA ROMA-PRESSO UNIVERSITÀ VALDESE CON IL ROMANZO: “IL BRIGANTE DELL’ETNA”,CASA EDITRICE “AEDOBOOKS, DI ROBERTO TOMASSI,PRIMO PREMIO ,MEDAGLIA D’ORO ,PER LA NARRATIVA EDITA.PARTECIPANTI 95. 2017 SOCIO ONORARIO “UNIONE CANTASTORIE”( STORYTELLERS UNION IN THE WORLD”). -OPINIONISTA DEL GIORNALE “LA SICILIA” --2017 RIPUBBLICA CON L’ARACNE EDITRICE DI GIOACCHINO ONORATI “I MONACI DI SANTU STASI” -- DICEMBRE 2017 PUBBLICA CON LA CASA EDITRICE ERACLE “LA BARONESSA DI GIBILROSSA” ---GENNAIO 2018 VIENE SEGNALATO AL PREMIO “ANGELO MUSCO “ PER LA SEZIONE LETTERARIA, PER IL ROMANZO EDITO,”LA BARONESSA DI GIBILROSSA”,GIURIA DELLA FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOSOFIA DELL’UNIVERSITÀ DI CATANIA,PROF.TROPEA,PROF.CRISTALDI ECC. ---GENNAIO 2018 PRIMO PREMIO METAUROS 2018 ,UNIVERSITÀ PONTI, PER IL ROMANZO STORICO “LA BARONESSA DI GIBILROSSA”.PRESIDENTE PROF.GIUSEPPE TASSONE. - 2018 PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE ,PREMIO ASSOLUTO “GIOSUÈ CARDUCCI”AIAM ROMA, PER IL ROMANZO “LA BARONESSA DI GIBILROSSA” - 2018 PUBBLICA CON LA LINK EDIZIONI IL ROMANZO “GLI AMICI DI ROMA” - 2018 PREMIO INTERNAZIONALE PROSERPINA,SEZIONE CULTURA, ASSEGNATO AI SICILIANI CHE SI SONO DISTINTI NEL MONDO.

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