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Finanziaria 2020, Canapair: “La strada imboccata è quella giusta”

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“Il dibattito di queste ore sull’inammissibilità dell’emendamento sulla canapa, che è stato inserito nella Finanziaria, crediamo non abbia ragion d’esistere. Abbiamo pendente un nuovo importantissimo investimento di 20 milioni di dollari canadesi, pari a circa 14 milioni di euro, che sta aspettando solo che il quadro legislativo sia chiaro e definitivo. Questo porterebbe con sé una nuova creazione di posti di lavoro, oltre a quelli già generati in questo ultimo anno, e ricchezza per il tessuto economico italiano”.

 

Dichiara Sergio Martines, CEO Canapar Corp., commentando il subemendamento AS1586 alla Finanziaria a firma dei senatori Francesco Mollame e Matteo Mantero.

 

“Finalmente, si riuscirebbe a colmare il vuoto normativo che negli ultimi anni ha prodotto incertezze e caccia alle streghe. Come Canapar – commenta Martines – siamo riusciti solo tra il 2018 e il 2019 a portare in Italia ingenti capitali esteri che ci hanno permesso di coltivare più di mille ettari di canapa industriale solo in Sicilia, Puglia e Campania. Con l’adozione dell’emendamento che legittima per la prima volta la produzione industriale di cannabidiolo, l’Italia potrà giocare in questo contesto un ruolo chiave, con ricadute positive in termini di attrazione di nuovi investimenti e crescita economica. Questo è uno dei settori più promettenti della green economy mondiale e non possiamo perdere l’occasione che ci porrebbe in una posizione di vantaggio rispetto agli altri players europei, – conclude Sergio Martines”.

Secondo Aldo Laganà, Professore Ordinario di Chimica Analitica all’Università di Roma La Sapienza, “Si tratta di una pianta dalle tantissime potenzialità e molte di esse sono ancora da scoprire. La direzione che sta prendendo la normativa è sulla strada giusta e non possiamo e non dobbiamo arrestare questo percorso perché ne pagheremmo caro il prezzo a livello scientifico, sociale ed economico. Intendo sottolineare che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha invitato l’ONU ad escludere espressamente dal novero delle sostanze stupefacenti cannabis e derivati con basso tenore di THC”.

Secondo l’avvocato Giacomo Bulleri, massimo esperto italiano in materia di cannabis, “l’emendamento è assolutamente congruo con la cornice in cui è inserito, ossia la Legge di Bilancio in quanto, da un lato risponde ad esigenze produttive, industriali e finanziarie dello Stato e, dall’altro non ha alcuna attinenza con gli stupefacenti, trattando solo di canapa industriale, un mercato perfettamente in linea con i criteri della green economy globale”.

Sul piano meramente agricolo, il professore Paolo Guarnaccia, del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania, evidenzia “le importanti ricadute sulla sostenibilità dei sistemi colturali meridionali, sia erbacei che orticoli, legate alla coltivazione della canapa industriale per l’utilizzo dell’infiorescenza per la produzione di composti bioattivi per la filiera cosmetica e farmaceutica. La canapa, infatti, coltura miglioratrice dai molteplici utilizzi, è in grado di produrre benefici sia agronomici che ambientali e di rigenerare l’economia rurale attraverso la valorizzazione delle altre parti della pianta, semi e steli, per l’attivazione della filiera alimentare (olio e farina), dei biomateriali per l’edilizia, delle bioplastiche e della produzione di carta”.

 

 

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