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Da Monaco di Baviera: l’arte di Maria Cristina Picciolini con i sassi del Plemmirio

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Comporre volti, generare identità nascoste, disegnare emozioni ed espressioni attingendo alle forme mute e apparentemente sconnesse della Natura.

È l’ironica, divertente (per alcuni persino catartica) intuizione creativa di Maria Cristina Picciolini, artista “nomade” – toscana di nascita, tedesca per amore – che dopo vent’anni a Monaco di Baviera e una parentesi a Milano, sedotta dalla luce del Sud ha “messo su” casa in Sicilia e trasferito la famiglia a Siracusa.

Un po’ manifesto di sé – e un po’ manifesto “del sé” che sono gli altri, ai quali è rivolto l’invito/sfida a comporsi o a ricomporsi graficamente con soli tre sassi – “Chi sono” è il titolo di questa sua ultima avventura fra la natura e i colori della Sicilia, isola della quale la Picciolini coglie e raccoglie tutte le fascinazioni, tutte le dissonanze.

A introdurre l’autrice è la storica dell’arte Mercedes Auteri nel catalogo dedicato a questa raccolta: “C’è una relazione tra microcosmo e macrocosmo nelle opere di Maria Cristina Picciolini. I suoi sassi dipinti e accostati formando volti umani, da vicino sono isole, a ricordarci la condizione con cui l’uomo, oggi sempre più solitario ed isolato, affronta la propria esistenza. Un uomo che ricostruisce la propria integrità di senso attraverso i sensi, prevalentemente: vista (occhi), olfatto (naso), gusto (bocca). A volte solo occhi. Lo sguardo sull’altro e sul mondo che, per Picciolini, viene dal mare. Un mare del Sud d’Europa a cui l’artista ritorna dopo tanti anni passati oltre le Alpi”.

Un po’ land artist, un po’ giocoliera dell’animo – proprio e altrui – per le sue installazioni Maria Cristina Piccolini attinge alla straordinaria e vivifica tavolozza naturale del Plemmirio, la riserva marina protetta, cantata da Virgilio e alle porte di Siracusa, dove ha scelto di vivere, a due passi dal mare come la Maremma che le ha dato i natali. Racconta l’autrice: “Quando tra i miei dubbi cerco una risposta a chi sono e da dove vengo, c’è sempre lui che mi trascina a cercarmi. Lo faceva quando ero bambina perché sono nata al mare, sulla punta di una scogliera molto alta, che quando era agitato, le onde bussavano alla vetrata di casa ed io correvo per guardarlo. Lo fa di nuovo oggi, dopo molti anni vissuti lontano dal suo odore, dove un richiamo mi ha portata a vivere, questa volta, su un’altra scogliera che guarda a sud di altre terre”.

E’ qui, dunque, fra le acque del Plemmirio che la Picciolini – rabdomante di volti – pesca i sassi che danno forma al suo campionario di sensi: occhi, naso e bocca (metafora di vista/olfatto/gusto) arrivano dalla riva del mare di Siracusa e di quello custodiscono memoria e fascinazione, aprendo prospettive e riflessioni sul rapporto tra Uomo e Natura. Spiega ancora la Auteri: “A volte i sassi della Picciolini giacciono in fondo a delle teche di acqua. Altre volte si compongono su fondo bianco dentro una cornice a cassetta. Alcune di queste cassette richiamano quelle del Nuovo realismo, le accumulazioni di Arman, e alcune serie dell’Arte povera, le nature di Gilardi. La forma della Natura e del suo generare e costituire l’Uomo, da Arcimboldo a Kiefer, che ha fortemente ispirato le opere di Picciolini, è oggi nelle nostre mani. In un’azione performativa, intuitiva come il gioco di un bambino che raccoglie i sassolini trasportato dalla magia della spiaggia, lo spettatore che visita la sua mostra può intervenire modificando la composizione dei suoi sassi dipinti”.

Un’azione creativa, quella della Picciolini, che “entra nella natura, anzi vi si immerge e diventa parte di essa – scrive in catalogo Alberto Pellai, medico, scrittore e psicoterapeuta –  un’arte immersiva di cui si diventa parte viva. Ci si fa pietra con la pietra, acqua con l’acqua, e si coglie profondamente uno dei messaggi che probabilmente queste opere ci vogliono trasmettere: solo uno sguardo nuovo sulla natura e per la natura potrà ridare senso al nostro essere”.

Le installazioni di Maria Cristina Picciolini sono esposte nella Studio A2 di Catania, via del Rotolo 30, fino al 31 maggio. Visite dal lunedì al venerdì 10-12.30 e 16.30-19.30. Ingresso libero.

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