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Cinema, “Piano Blues” di Clint Eastwood al Blue Brass di Palermo

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Ho sempre percepito il jazz e il blues come forme d’arte autenticamente Americane. Forse le uniche forme artistiche realmente originali che noi abbiamo. E’ ciò che afferma Clint Eastwood che firma la regia  di Piano Blues, la pellicola in programma  giovedì 29 marzo alle ore 20.45  per la rassegna cinematografica  organizzata dalla Fondazione The Brass Group, Jazz On Movie & …Altro, che vanta la direzione di Mario Bellone con le presentazioni di Gigi Razet. L’introduzione all’opera è affidata al critico jazz Maurizio Zerbo. Non si può essere che d’accordo con Clint Eastwood perché in pochissime parole egli sintetizza due verità fondamentali, cioè l’identità fortemente Americana dei due linguaggi e l’assoluta originalità degli stessi, e nello stesso tempo ne sottende un’altra non meno rilevante: jazz e blues sono espressioni indissolubilmente legate tra loro, tant’è che, soprattutto nei primi decenni del Novecento, la gran parte degli artisti americani praticamente non vi ravvisava distinzione alcuna, praticandoli entrambi. Basti pensare che Bessie Smith, “Imperatrice del blues”, in quasi tutte le sue incisioni discografiche è accompagnata sempre da illustri jazzisti del suo tempo, tra i quali anche un giovanissimo Louis Armstrong, poi destinato a diventare “Re del Jazz”. Il documentario di Eastwood in realtà è una splendida galleria di figure fondamentali sia del blues che del jazz: alcune intervengono di persona, come Ray Charles,, Dave Brubeck, Marcia Ball, Dr. John, Jay McShann e Pinetop Perkins; altri giganti della tastiera, come Fats Domino, Art Tatum, Nat King Cole, Duke Ellington, Oscar Peterson, Otis Spann e Thelonious Monk, compaiono in rarissimi e spesso inediti reperti d’archivio.  Piano Blues testimonia la passione e la competenza di Eastwood per entrambi i linguaggi: Avevo appena 9 anni la prima volta che mio padre mi portò con lui al mitico Monterey Jazz Festival. Mi faceva ascoltare blues e jazz da mattina a sera e casa mia era un continuo andirivieni di suoi amici, tutti artisti straordinari, come Stan Getz, Count Basie, Sarah Vaughan, Herbie Hancock, Wayne Shorter, Dave Brubeck e molti altri. Tuttora, lui si interessa moltissimo a ciò che scrivo e suono e spesso mi dà utili consigli che rivelano la sua enorme competenza. In definitiva, un prezioso vademecum per ricordare o riscoprire i giganti del pianoforte jazz e blues. 

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