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Area Madera: ecco come nasce l’officina teatrale a Palermo

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Nel cuore della Kalsa, su piazza Magione, sta nascendo l’officina teatrale Area Madera, grazie all’impegno e alla dedizione di Claudio Collovà, Alessandra Luberti e Miriam Palma.
Sorta nel 1936 come deposito aggiunto alla casa padronale lo spazio, negli anni ’50, era una falegnameria che con i suoi 270 mq di area coperta, operava a pieno ritmo.
Nel tempo l’edificio, che ad oggi si trova sotto tutela della Sovrintendenza regionale come bene architettonico, è stato dismesso e, grazie anche al crowdfunding ancora attivo, attende solamente di ritornare all’antico splendore di operosità e aprirsi, dunque, di nuovo alla città.

1.Come è nato il progetto?

Miriam Palma: Una piccola premessa farà meglio capire come tutto è iniziato.

Da anni coltivavo un desiderio: quello di avere uno spazio vuoto-silenzioso a disposizione, per poter continuare a praticare la mia ricerca vocale e teatrale, e condurre il laboratorio permanente “Il corpo della voce” che da 26 anni è attivo a Palermo. Tutto questo ho potuto farlo nel corso del tempo affittando ogni volta spazi di altri.

Un altro desiderio era quello di avere un compagno di viaggio, dunque un altro artista, con il quale ci fossero delle affinità elettive, per mettere in moto processi di creatività organizzativa e progettuale. Insomma una relazione umana-artistica soddisfacente.

Nell’ aprile del 2019 Claudio, con il quale già condividevamo Officine Ouragan (luogo teatrale), mi disse se volevo acquistare assieme a lui uno spazio, di cui poi mi sono innamorata.

Un amore a prima e lunga vista. Da li non ci siamo più fermati, tutte le risorse, sia economiche che energetiche che creative le abbiamo dedicate a quel meraviglioso luogo. A volte i desideri si realizzano e vivi in un incantamento, perché quel posto aveva tutte le caratteristiche che avevo sempre desiderato. Luce, silenzio, uno spazio esterno, dove poter “coltivare” la pazienza dell’arte del giardiniere, nel vero senso della parola. La fioritura.

Quindi per dare una chiusa a questa domanda, il progetto è nato dai desideri coltivati in segreto da questi due artisti, che rincontrandosi e riconoscendosi, si sono sposati.

Penso, che per noi siciliani, la vera sfida è quella di collaborare e stare uniti. Staremo a vedere…

Claudio Collovà: Non ho molto da aggiungere a quello che dice Miriam. Condivido ogni sua parola. Per quel che mi riguarda, la necessità di una casa artistica, di un luogo, di una officina mi è sempre stata chiara, sin da quando ho scelto di fare teatro. I tempi di una bottega, di uno studio, inteso come luogo fisico e mentale, sono ben diversi dai tempi spesso affrettati e occasionali che i luoghi istituzionali ti mettono a disposizione. E’ vero che lì esistono delle economie che proteggono come dire, l’esercizio della tua missione, ma è anche vero che non sentirsi protetti da un punto di vista artistico, non sentirsi del tutto a proprio agio, non avere la sensazione di costruire artigianalmente il tuo lavoro e in un luogo specifico che ami e a cui sei legato per tante ragioni, fa sì che Area Madera sia per me un valore aggiunto a cui non posso rinunciare. Quando lavoro in altri teatri, a cui come regista non voglio comunque rinunciare, seppure in situazioni felici, c’è comunque sempre una nostalgia di ‘casa’ e ogni volta che ci ritorni ne apprezzi l’unicità, il silenzio, l’indipendenza. Questa possibilità l’abbiamo ora insieme io, Miriam Palma e Alessandra Luberti, persone con cui ho condiviso altre esperienze simili con assoluta sintonia. Una sintonia che va al di là del nostro stesso lavoro e che è in forte comunicazione con altri artisti e altre realtà che operano dappertutto nel mondo e con la stessa visione. Per me è stato naturale offrirci la possibilità di avere una casa e un giardino da coltivare, non solo metaforicamente, visto che un giardino c’è davvero, ma avevo una richiesta: che fosse di proprietà, che non fosse cioé in affitto, e che non fosse legato all’intervento pubblico. Volevo uno spazio davvero libero da condizionamenti e questa premessa è stata accettata con coraggio e determinazione. Qui, oltre le tante attività che potremo accogliere, io ho la possibilità di fondare un gruppo di lavoro stabile, cosciente e coeso che condivida un percorso artistico preciso.


2.Quali sono i punti su cui si fonderà Area Madera?

Miriam Palma: Area Madera studio Arti sceniche si fonderà su un’ossatura molto solida, che come ossa, ha appunto una linea progettuale ben precisa, che rispecchia i desideri e le competenze dei loro fondatori; legata alla ricerca, alla sperimentazione, allo studio dell’essere umano come entità energetica. Sarà una casa artistica nel vero senso della parola, dove tutte le attività feconde dell’uomo, quali la pittura, la danza, il canto, la musica, la fotografia, il teatro, insomma, tutte le attività legate a un pensiero creativo, e che, per carità, non sia unico, abbiano la possibilità di essere praticate. Mi piacerebbe che si formasse un cenacolo di artisti, uomini e donne di pensiero, che avessero la possibilità di dialogare e litigare con gusto, con amorevolezza, senza preoccuparsi del politically correct.

Queste le ossa, poi ci sarà tutto il corpo che sarà formato dalle persone che già hanno cominciato ad amare e sostenere Area Madera. Una comunità di persone che si riconoscerà e sentirà di essere parte di un progetto artistico-culturale.

Per riassumere: l’onestà, la visione, la progettualità. Quello che sicuramente non c’interessa è fare un teatro di cartellone, realtà di questo tipo ce ne sono già a Palermo e lo fanno egregiamente.

Claudio Collovà: E’ cosi. Non saprei davvero cos’altro aggiungere. Il valore etico e il rapporto umano per me continua ad essere la spinta per restare nel mondo del teatro. Conoscere il proprio processo artistico e il processo degli altri artisti, qualunque sia la loro arte espressiva, passa da un valore umano difficilmente quantificabile ma che riflette per me il lato qualitativo del lavoro. Niente di ciò che si crea è in competizione con quello che altri creano. Continuo ad essere molto curioso del mondo degli altri, della loro ricerca, della profondità della loro visione. Io spero di incontrane molti di questi uomini e di queste donne ad Area Madera. E sarò felice di apprendere come arriva un maestro di fotografia alle sue immagini e perché certi sentieri del pensiero umano aiutino a sentirsi parte di una comunità viaggiante che impara a vedere e a indagare la realtà. Ogni arte performativa ha il suo cammino, la sua sacra indagine, i suoi tentativi, non si vive certo solo di spettacolo, e più che pensare a un pubblico che viene a vedere, penso a delle persone a cui viene naturale restare e sentirsi parte di una comunità che, tra l’altro, sentiamo già molto vicina. E’ questo un progetto lento che avrà bisogno di tempo, ma da quando ci prendiamo cura di Area Madera, abbiamo assunto il passo del contadino più che dell’impresario.



3.Un posto “indipendente” dalle istituzioni e aperto alla città: quali sono le forze su cui farete affidamento e cosa vedete nel prossimo futuro per Area Madera? (tempi di lavoro e dunque di apertura anche).

Miriam Palma: Indipendente da quel sistema che svilisce e toglie forza a qualsiasi impresa che abbia uno slancio vitale e una visione: la macchina burocratica istituzionale. Toglie aria, è asfissiante, fa passare la “gana” (voglia), è arida, insensata, granitica, e alla fine ti ritrovi senza energia e ancora non hai cominciato a lavorare al progetto artistico vero e proprio.

Sicuramente faremo affidamento alla nostra forza e al nostro ingegno, parteciperemo a quei bandi europei e non solo

che prevedono le nostre caratteristiche. Creare collaborazioni con altre entità affini a noi. Cercheremo di creare ricchezza nel doppio senso della parola, quindi economica e culturale. Adesso stiamo tesaurizzando le risorse che stanno arrivando con la raccolta fondi avviata e stiamo cercando di capire le priorità d’intervento. Sicuramente siamo già all’opera sperando di poter essere attivi all’inizio di ottobre.  

Claudio Collovà: Io credo che ‘indipendente’ sia una parola che vada chiarita. Riguarda, secondo me, il campo delle idee e la naturale necessità, oserei dire, inevitabilità dei centri vitali a cui come artista fai riferimento per le tue creazioni. Molti artisti sono indipendenti in questo senso, non accettano commissioni, non producono sforzi occasionali che li portano altrove dalla loro ricerca. Sarebbe ora anche di ribaltare il rapporto: se le istituzioni hanno davvero voglia di lavorare e collaborare con noi, qui ad Area Madera, sono le benvenute solo se non alterano questo sistema di valori. E poi non ci sentiremo certo soli, creeremo importanti collaborazioni con altre realtà vitali che si muovono nella stessa direzione. Molte di queste hanno già più esperienza di noi e se parte delle risorse, necessarie al nostro lavoro, saranno di provenienza pubblica, le useremo senza mai tradire questi principi che fin ad ora ci hanno guidato.

Fuori dalle domande, vorrei anche ricordare che parte essenziale di questo gruppo che ha fondato Area Madera è anche Alessandra Luberti, danzatrice e coreografa, che da sempre indaga certi percorsi legati al corpo e alla sua espressività spirituale. Il suo lavoro è stato molto importante per me in moltissimi miei spettacoli e lo sarà anche qui, con laboratori e seminari di altri maestri ospiti.

Miriam Palma P.S.

Mi Piacerebbe comunicarvi che come artista ho fatto il cosiddetto “tirocinio del santo”, ho cercato di non dividere mai il percorso spirituale con quello artistico. Credo profondamente nella sacralità dell’arte e nel suo potere catartico. A tal proposito voglio citare un mio caro amico pittore Croce Taravella: “Noi artisti siamo come dei contenitori che raccolgono tutta la spazzatura intorno per trasformarla in altro. Senza gli artisti il mondo non potrebbe esistere, o sarebbe veramente brutto.”

Area Madera è protetta da S. Rita la santa dei miracoli impossibili.

Lo spazio

Area Madera ha una superficie coperta di circa 270 mq, e si affaccia sulla piazza Magione con ampio spazio destinato al parcheggio di residenti, utenti e visitatori, facilmente accessibile dalla via del mare e dalle vie del centro storico. Confina sul lato sinistro con i Giardini dello Spasimo e ha un accesso tramite un portone di facciata storica che si apre a un viottolo esclusivamente pedonale e carrabile per il carico-scarico, lungo circa 30 metri che ne isola la collocazione, rendendo lo spazio particolarmente felice per il silenzio circostante e la luce naturale. Sorta nel 1936, come deposito aggiunto alla casa padronale, è divenuta negli anni ’50 una falegnameria e ora si appresta a diventare officina teatrale., E’ un edificio sottoposto a tutela della sovrintendenza regionale come bene architettonico.

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