Palermo, il concerto di Lucia Garsia: omaggio a Whitney Houston

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«Posso essere contemporaneamente il mio miglior amico o il mio peggior nemico». Dilaniata da queste due opposte tendenze, la vita di Whitney Houston si è conclusa tragicamente anzitempo sei anni fa ma rimane indelebile il ricordo di quella vocalità, straordinaria per timbro, estensione e calore interpretativo, che ne ha fatto un’artista intramontabile e che le valse l’appellativo “The Voice”. E’ proprio alle canzoni di Whitney Houston che Lucia Garsia ha voluto dedicare un concerto, affiancata dall‘Orchestra Jazz Siciliana diretta da Domenico Riina che si terrà sabato 14 aprile al Real Teatro Santa Cecilia, con doppio turno alle ore 20.30 e 22.15.
Meditato a lungo, il progetto ha debuttato in anteprima lo scorso anno  e adesso, rielaborato e perfezionato sia nel repertorio che negli arrangiamenti, intende restituire le più belle canzoni di Whitney Houston in una inedita e affascinante prospettiva jazz. “Come molti della mia generazione – dice Lucia Garsia – anch’io sono cresciuta con le canzoni di Whitney Houston. Da ragazzina, quando con la mia famiglia andavamo in vacanza, in auto non facevo altro che cantarle, dalla partenza all’arrivo. Di lei e delle sue canzoni adoravo tutto: timbro, intensità, melodia, ritmo e quella straordinaria capacità di svagare tra tutte le diverse espressioni della musica americana, ignorando ogni confine di genere.
Anche se la cifra espressiva di Houston aderisce ad un’estetica sostanzialmente pop, in realtà la cantante, come buona parte degli artisti statunitensi, non concepiva che la musica fosse recintata da steccati stilistici e le sue interpretazioni recano costantemente il segno dello sfaccettato e complesso universo poetico neroamericano, dal blues al funk, dal gospel al rhythm’n blues, dal soul all’hip hop. “La vera sfida di questo concerto – prosegue Garsia – è proporre brani famosi come “All at once”, “I have nothing”, “Saving all my love for you”, “I wanna dance with somebody” o “I will always love you” in chiave jazz ma senza stravolgerne lo spirito originale perché quelle di Whitney sono canzoni nate già perfette.
L’impaginazione del concerto scandaglia un po’ tutto l’arco artistico della cantante americana, partendo dalle prime affermazioni dei tardi anni Settanta e soffermandosi sui primi tre album (seconda metà degli anni Ottanta e primi Novanta) che ne decretano il successo planetario ma non trascura il ricordo della Houston come efficace attrice cinematografica in “The Bodyguard” del 1992  la cui colonna sonora (quasi 50 milioni di copie vendute) si è affermata come quella di maggior successo di tutti i tempi.
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