Pink Floyd: Live at Pompeii. Evento speciale al Real Santa Cecilia di Palermo

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Sono davvero assai rare le leggende, e quella dei Pink Floyd certamente è tra queste, che lungi dal rimanere splendidamente cristallizzate nella storia, hanno il potere di oltrepassare ogni confine temporale, ampliare continuamente il respiro del proprio mito, aggiungervi, nonostante il trascorrere degli anni, nuovi capitoli e, soprattutto, imprimersi profondamente in tutte le generazioni succedutesi dagli anni Sessanta ad oggi. Un evento speciale quindi al Real Teatro Santa Cecilia giovedì 8 febbraio alle ore 20.45 con la proiezione del film Pink Floyd: Live at Pompeii di Adrian Maben, del 1972, con Dave Gilmour, Roger Waters, Richard Wright, Nick Mason. Il film fa parte della rassegna cinematografica  Jazz On Movie …& Altro organizzata dalla  Fondazione The Brass Group  che vanta la direzione artistica di Mario Bellone, con interventi e clip a cura di Gigi Razete.  Novità assoluta di questo appuntamento è l’introduzione al film che ha come ospite speciale Maurizio Lanzalaco, apprezzato compositore e musicista elettronico oltreché grande appassionato dei Pink Floyd. Lanzalaco spiegherà alcuni segreti legati alle peculiari e rivoluzionarie sonorità della band, riproducendone alcune in modo dimostrativo attraverso un raro e prezioso Ems Synthi Aks, lo stesso sintetizzatore analogico portatile che Wright adoperava in quel periodo per trarne effetti innovativi.  Nelle intenzioni di Mario Bellone,  proponendo lo storico “Pink Floyd at Pompeii”, per di più nella speciale edizione “director’s cut” del 2003 curata personalmente da Maben, regista scozzese naturalizzato francese, vuole essere, quasi mezzo secolo dopo, un prezioso momento di riflessione sul valore della band in quel determinato momento (siamo alla vigilia dell’epocale “The dark side of the moon”) e sulle fortissime influenze che quelle canzoni e quei suoni avrebbero avuto sulla scena musicale planetaria. Spettacolare nelle immagini (complice la suggestione dello scenario naturale), efficace nelle riprese, intrigante nel mostrare i segreti del back-stage e dell’operatività dei musicisti, memorabile nella colonna sonora (“Echoes”, “Careful with that axe, Eugene”, “A saucerful of secrets”, “One of these days”, “Mademoiselle Nobs”, “Set the controls for the heart of the sun” e frammenti di “Us and them” e “Brain damage”), il film coglie i Pink Floyd in un momento che non solo è tra i più creativi, surreali e poetici della loro parabola artistica ma anche quello sul quale le varie schiere di appassionati trovano forse il momento di maggior condivisione ecumenica.

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